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14 marzo 2010
LECCE ANNIENTATO,IL CITTADELLA FA FESTA
Troppo brutto per essere vero. Un tonfo così pesante, a Lecce, non lo assaporavano da tempo. Da Cittadella, al Cittadella: se dopo il 3 a 0 subito all’andata, al "Tombolato", i giallorossi svoltarono in maniera decisa verso la vetta, questo pomeriggio incappano in uno scivolone fragoroso, rimediando un pesante 5 a 1. Fra andata e ritorno, il totale è di 8 a 1 per i veneti, che con un figurone esterno inanellano la loro quarta vittoria di fila. Non deve esser sembrato vero, agli uomini di Foscarini, poter infilzare ripetutamente, e senza pietà, la capolista salentina, che resta al comando della classifica, ma ora rischia l’aggancio del Grosseto (impegnato nel posticipo di lunedì contro il Mantova). Come nei peggiori incubi, in un pomeriggio che va tutto storto: comincia male e finisce peggio. Per il team di Gigi De Canio finisce anche la serie di risultati utili (si spezza a quota nove) e il "Via del Mare" viene nuovamente violato dopo sei mesi (l’ultima volta, il 6 settembre scorso, ci pensò il Frosinone). S’era parlato d’una squadra appannata nell’ultimo periodo, ma che aveva comunque sopperito al tutto con il carattere e l’orgoglio, infilando quattro pareggi di fila. Oggi, nel pomeriggio infernale, è arrivato il pesante kappaò, destinato a fare scalpore e, chissà, a restare magari impresso nella mente dei calciatori leccesi. Sicuramente lo ricorderanno a lungo i quasi increduli giocatori veneti. Del tutto negativa la prova di alcuni elementi giallorossi, così come hanno fatto sin da subito discutere le scelte di De Canio, che ha sì confermato il collaudato 4-4-2 iniziale, ma modificando gli interpreti. Inserendo dall’inizio Schiavi come terzino destro,(preferito a Belleri, addirittura non convocato Angelo), facendo partire titolare Defendi (che rientrava dall’infortunio) al posto del più pimpante Mesbah e lasciando seduto in panchina il sempre generoso Marilungo, sacrificato in favore di Di Michele. Nel Cittadella, invece, non s’è fatta sentire l’assenza di Oliveira (out per un fastidio muscolare), mentre in attacco Bellazzini ha vinto il ballottaggio con Pettinari. Le cattive sorprese, per il pubblico di casa, non tardano ad arrivare. Prima Di Michele spedisce alto un traversone di Munari, poi, al nono giro d’orologio, gli ospiti si portano in vantaggio, grazie al gol del solito Ardemagni, chiamato a spingere nel sacco un pallone facile facile, servitogli da Carteri. Immobile la difesa salentina, tutta la squadra ci mette poco ad andare in bambola, ad affogare in un biccher d’acqua che sembra uno tsunami. Al 17’ Corvia si divora un gol già fatto a due passi da Pierobon, cinque minuti dopo arriva il raddoppio dei veneti, con Bellazzini che riceve da Ardemagni e, da fuori area, trova l’eurogol, incastonando il pallone sotto l’incrocio dei pali. Passa un altro paio di minuti e, fra l’incredulità generale, arriva il tris. Ci pensa Iunco, da destra vira verso il centro, si beve un inguardabile Schiavi e spedisce all’angolino. In nemmeno un quarto di gara, partita già ampiamente chiusa, i giocatori del Lecce sembrano voler sprofondare, non riuscendo nemmeno a scuotersi per provare se tutto questo sia solo un brutto incubo. Ma è proprio la realtà d’un Cittadella incontenibile, che senza pietà balla sulle ceneri altrui, trovando il poker al 35’. Ancora Bellazzini, difesa giallorossa perennemente addormentata e Rosati che si fa infilare fra le gambe dal giocatore veneto classe ’87. Ed in avvio di ripresa arriva la doppietta personale anche di Ardemagni, che a due minuti dalla ripresa delle ostilità, sfodera un esterno destro dal limite folgorante, su cui nulla può l’estremo difensore di casa. Per il Lecce c’è solo il gol della bandiera, soddisfazione effimera per Corvia che torna a segnare dopo tre mesi di digiuno. Per l’attaccante romano il gol arriva al 69’, grazie al rigore concesso per un atterramento in area ai danni di Di Michele. Cinque a uno, che batosta per un Lecce disastroso! Fonte realsport.it
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